MEMORIA

Sulle soglie dell’estate Sulle soglie del corso Si udì uno sparo … … e poi il silenzio. La gente spaventata Per le vie scappava E in quel momento la tragedia si consumava … e poi più nulla. Appena scavate le fosse Il muro fu pieno di pallottole rosse Rosse di sangue innocente, … il sangue della nostra gente. La gente piangeva straziata Per una tragedia appena iniziata Per una guerra mai finita … perché fa parte della nostra vita.

Alunni scuola media “Ottaviano Nelli”

SILENZIO

Silenzio da parte del mondo
È tempo di ricordare

Nel passato e non soltanto
si son fatte tante cose
morti, stragi, distruzioni
troppo tristi e dolorose

Silenzio da parte del mondo

È tempo di pensare:
stiamo in silenzio assoluto
l’uomo moderno si fermi
rifletta su quanto è accaduto

Silenzio da parte del mondo

Ed ora è tempo di agire:
cambiamo il volto del male,
perché tutto quello che è stato,
non si ripeta mai più.

Alunni scuola media “Mastro Giorgio”

CI SARA’ PACE

Non prima
che ogni uomo
riesca a saziare
la fame e la sete
Ci sarà pace

Non prima
che ogni uomo riesca a vestirsi
dell’essenziale,
Ci sarà pace

Non prima
che ogni uomo
riesca ad esprimere
i propri ideali
Ci sarà pace

Perché pace
non solo è
assenza di guerra,
ma amore,
giustizia, tolleranza.

Allora,
salviamo il mondo che soffre
aiutiamolo a crescere,
stringiamoci sempre la mano:
Ci sarà Pace

Alunni scuola media “Mastro Giorgio”

LA FORZA DEL RICORDO

Noi siamo tornati indietro nel tempo
per avere la forza di ricordare.

Un giorno senza parole
un’alba sperduta nella memoria della storia,
le anime fredde dei tedeschi
nelle calde giornate di giugno.

In un silenzio profondo,
il bussare alle porte del popolo,
strappare gli uomini dalle proprie famiglie.
la gente avvolta dall’inquietudine.

Udiamo il dolore e le lacrime
delle 40 Vittime
di un sacrificio umano.
Dopo gli spari un silenzio assordante
che spezzò la quiete.

E noi oggi, riuniti qui,
con un fiore in mano,
per essere testimoni di questo ricordo.
Per far si che altra gente non versi lacrime ingiuste,
mantenendo nel nostro cuore
il ricordo vivo di queste persone
morte senza nessuna colpa.
Uomini innocenti,
con la paura negli occhi senza sapere il perchè.

La nostra forza unita
è data dal nostro ricordo.
Questo per evitare altre ingiustizie

Il consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi
Gubbio, 27 Gennaio 2010

I QUARANTA MARTIRI

Gubbio 1944

Sangue che gronda innocenza
Grida straziate ed inermi
Dalle gole morenti
Serrate di gelo
Contro i mostri d’acciaio contorti di morte
Generati dall’odio e dalla paura

Occhi senza lacrime
E amari giorni futuri di vuoto
Di mogli e di madri e di amati bambini
Nel sole tremante di freddo

Pur dai piedi di quel muro
Sbriciolato dalla nera violenza
Paura malata d’orgoglio e di morte
Una gemma innocente

Si disseta

A una perla di rugiada

INNANZI AL MURO

Crivellato di pallottole e punteggiato di brandelli
Di carne umana
Cadeste uno sull’altro
Avvinti in un groviglio di corpi
Fumanti di sangue
Nel sacrificale rito di barbari
Cui fu legge il mitra

Trasalì in quell’ora
Il cuore delle mamme e delle spose
Muta rimase la città dolente
Senza più lacrime

Su la comune fossa altare di supremo olocausto
Con l’acre odore di sangue
Alta si levò la Gloria
Non di chi uccise
Ma di voi che cadeste
Fu la vittoria
Perché divina legge
Vuol vincitor chi muore

Da quelle nere zone
intrise di sangue e di carne perenne echeggia
al muto viandante un testamento sacro
libertà e pace

Mons. Spaziani

QUARANTA ROSE

Sono quaranta rose
bianche e profumate
cresciute fra le spine
di una triste estate.
Sono quaranta rose
che crescono per ricordare
che il ventidue giugno non devi dimenticare.
Erano uomini e donne
cresciuti in povertà
erano giovani e anziani
che ricordavano la libertà
erano vite in fiore
con dei sogni da realizzare
strappate dalle radici
di mamme, fratelli e amici.
Erano pieni d’odio
e vennero a strappare
quelle quaranta rose che crescono a ricordare.
Nella nostra scuola
le ultime ore hanno passato.
Quando era ancora notte
in colonna li han portati…
poi al muro grigio all’alba li hanno legati
prima di cadere in terra per i colpi addormentati.
Sono quaranta rose.
portate per ricordare
che il ventidue giugno non devi dimenticare.
…sono quaranta rose
bianche e profumate
cresciute fra le spine
di una triste estate.

Classe V° Sez. C 
Scuola Primaria “ G. Matteotti” Gubbio
06 Giugno 2008

MEMORIA

Ad ogni lapide del Mausoleo
Quaranta petali di rosa fuxia
la gente passa
son passati anche loro.

In questa via della resistenza
immobili nell’aria tragica
la via è un incanto
là li bacia il sole.

 Dante Ambrogi

LA FOSSA DI GUBBIO

Presso alle spighe
che il sole di giugno matura,
accanto ai solchi fecondi
che han coronato il lavoro dei forti,
è stata scavata una fossa.
L’ha voluta la legge del sangue,
l’hanno scavata le braccia tremanti
dei condannati alla strage.

Ed or li ricopre la terra
più buona e pietosa
degli uomini folli e omicidi.

Li accolse nell’erba
tragica e bianca
simile a madre dolente
-in nome delle madri dolenti!-
che allarga le braccia frementi
ad accogliere il figlio che cade.

Quaranta ne volle la legge del sangue,
innocenti miti ed ignari,
a placare l’orribile Moloch
immortale ed orribile
assetato di sangue innocente.

Li strappò al lavoro e all’amore
alle mamme li strappò,
ai figli e alle spose,
come una furia che passa
e distrugge la gioia e la vita.
“Figlio mio!” implorava dal letto
la mamma paralitica e sola.

Dieci figli nella misera casa
Si aggrappavano al padre…

La vecchia nonna additava ai crudeli
Cinque poveri bimbi
che avean già perduto la mamma.

E da tutte le case
usciva il pianto atterrito
di mamme di bimbi e di spose.

Tre tombe la sadica furia
avrebbe scavato nell’unica casa
e i due orfanelli
avrebbero ucciso alla vedova madre.

***

Il gruppo umano dolente,
sospinto dai demoni armati,
fu portato alla fossa.
“Misericordia! pietà!” gridavano
agli uomini e a Dio.

che profferir non poterono
la loro difesa… Nel gruppo due giovani
muti e sordi dal nascere,
che non udiron la loro condanna

Nel gruppo due donne,
la madre e la figlia
la più desolata Pietà
scolpita ne la carne e nel sangue.

Ultima cadde la madre:
suprema ferocia, ovver misteriosa
pietà della sorte,
che a quei figli infelici
sul limitar della morte
donava una madre presente
che poi li guardò
con occhio di pianto atterriti;
giacque con essi
a ridir nel silenzio profondo
-spenta l’eco della mitraglia assassina-
che in lei tutte le mamme
giacevan là sotto col cuore sanguinante
e morivano anch’esse
nella fossa dei figli.

***

La legge barbarica,
relitto dei secoli neri,
ha imposto il suo tasso crudele
di turpe usuraia: QUARANTA per UNO.

Ma come il seme del grano
scende nei solchi e vi muore
per rifiorire nei campi
simile alle onde del mare
lievemente agitate
nel flusso e riflusso,
cosi scesero i martiri
nel solco di morte e di Vita
e si chiamarono dalle innumeri fosse
che la novella barbarie
di Moloch immortale ed orribile
ha scavate nel mondo,
e gridarono fino alle stelle
e li guardarono pie
e che piangono su tutte le tombe:
-La legge del sangue è bandita,
soffocata da nuovi costumi
che fanno civili le genti
e sacra la vita.
Nel centro della tragica fossa,
forse tra il più dolce dei padri,
e il giovinetto più puro
sta confitta una croce
che a tutti i carnefici impone
di non più versare sangue innocente che degli
innocenti e dei martiri vindice è Dio.

Mons. Origene Rogari

I QUARANTA MARTIRI

Una impietosa fossa

-ara di sacrificio!-

per turpe legge barbara

s’aprì ferocemente

ai Martiri innocenti.

La mitraglia omicida

li accalcò nella terra,

dove il cuor delle mamme

si accolse ancor per sempre

onde morir coi figli.

Mai scesi erano i Martiri

di morte in una tomba

e di risurrezione.

In quella fossa tragica

confitta fu una Croce

 che un divino giorno

per sempre maledisse

la sanguinosa legge

crudele e fratricida,

perché la vita è sacra.

Una divina Croce

che dalle tombe innumeri

dal folle odio scavate

grida dei suoi martiri

eterno vindice è Dio

Mons. Origene Rogari